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[Tendenze] Come i manager controllano la propria immagine sul Web

Curioso come antiche pratiche si evolvono e si ripetono con l'evolversi della tecnologia. Sapere cosa pensano gli altri di noi è cosa normale anche per la gente comune. Figuriamoci se non lo è per l'uomo publico o il manager moderno, attento alla propria immagine nella società. Ecco allora Internet che...
di Stefano Bonacina | 12 maggio 2005
Tempo fa il commediografo Thornton Wilder affermò: "non c’è niente di meglio che l'ascoltare di nascosto per comprendere come il mondo fuori dalla tua testa sia differente dal mondo dentro la tua testa".
E' questa la prima cosa che fanno alcuni manager d’oltreoceano, non appena arrivano al mattino in ufficio: cercare in Google il nome proprio o della propria società per scoprire se è stato pubblicato qualcosa di nuovo a proposito: non c’è modo migliore per comprendere se si delineano potenziali problemi o per scoprire nuovi reclami dei clienti.
Questa pratica non riguarda solo gli amministratori delle società, ma è comune anche tra i politici e i giornalisti, tanto da meritarsi una denominazione: ego surfing.
Non si tratta di un compito facile: secondo Search Engine Watch ogni giorno ci sono da 25 a 50 milioni di ricerche che utilizzano nomi propri e in alcune aziende è diventata una vera e propria mansione: alcuni responsabili della comunicazione aziendale hanno assegnato a questo compito del personale dedicato.

Un modo semplice per restare aggiornati
Esiste un servizio di web intelligence, chiamato Google Alert, che automatizza il monitoraggio online dei propri interessi: una volta impostata una chiave di ricerca, si ricevono notifiche via mail di nuovi documenti non appena appaiono online. Alcuni manager utilizzano questo servizio per tener traccia della propria reputazione o monitorare i propri concorrenti impostando come chiavi di ricerca il nome proprio o di altri, l’indirizzo del sito web, il nome delle aziende.
È un ausilio importante, dal momento che la quantità di testi presenti su Internet sul conto proprio o della propria azienda può essere notevole, come nel caso di Marco Tronchetti Provera (21300 documenti trovati con Google) o di Luca Cordero di Montezemolo (62600 documenti). Normalmente le cifre sono inferiori, come nel caso dei "soli” 1680 documenti per Umberto Quadrino, presidente Edison e 894 pagine per Giovanni Perissinotto, AD del Gruppo Generali.

Un altro interessante servizio è quello proposto da Feedster, con Ego Feed, che permette di effettuare una ricerca sul proprio nome, cognome e blog all'interno della comunità dei blog registrati sul servizio.

Un nuovo strumento per un vecchio obiettivo
Le aziende dell’era moderna hanno sempre seguito, attraverso una rassegna stampa, ciò che si afferma su di loro: la novità introdotta da Internet riguarda la possibilità di trovare non solo delle opinioni “istituzionali”, ma anche considerazioni di chi non è né pagato né obbligato ad esprimersi, e quindi anche di clienti potenziali o attuali.
Quest’ultimo filone di analisi è estremamente importante per l’immagine dell’azienda, ma, sebbene negli Stati Uniti, in Francia e in Gran Bretagna sia un argomento esplorato con successo da alcuni anni, in Italia solo ora trova interesse: esistono aziende, come quella per cui lavoro, la Intelligrate, che offrono soluzioni e servizi progettati per scoprire le opinioni su un'azienda.
Il vantaggio evidente è di comprendere le tendenze in atto, scoprire i problemi e la loro gravità, capire quelle necessità che sembravano secondarie, ma che a parere delgi utenti sono fondamentali.
A differenza dei sondaggi, le opinioni non sollecitate, come ad esempio quelle provenienti dai forum su Internet, hanno il pregio di provenire da una cerchia di utenti che utilizzano davvero i prodotti o i servizi di un’azienda, e pertanto sono da considerarsi più qualificati di altri nell'espressione della loro opinione.

Stefano Bonacina - http://connexioni.blogspot.com/

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